2009

2009

Il lavoro svolto fino alla fine del 2008, venne centrato nella caratterizzazione di frammenti di pittura murale (appartenente al II e IV stile) e frammenti di malta non pigmentati.

Nei frammenti che mostravano la presenza del pigmento vermiglione (anche detto cibabro) si identificarono due composti di degrado: (I) mercurio elementare (Hg), che è ciò che causa l’annerimento del colore originale, e (ii) calomel (Hg2Cl2), un composto bianco che si forma in seguito alla riduzione del mercurio in presenza di cloruro. Per quanto riguarda i frammenti decorati con il pigmento rosso ematite (Fe2O3), venne identificato a scala microscopica un sottile strato nero composto da magnetite (Fe3O4). La magnetite è un prodotto di degradazione che può formarsi a causa dell’influenza del SO2 presente nell’atmosfera moderna di Pompei. Oltre alla magnetite venne identificata anche la presenza di gesso (CaSO4 2H2O) e coquimbite (Fe2 (SO4)3 9H2O).

Questi risultati vennero utilizzati per realizzare una comunicazione orale nel Congresso Internazionale RAA2009 (5° Congresso Internazionale sull’applicazione di Spettroscopia Raman in Arte e Archeologia), organizzato a Bilbao dal gruppo di ricerca IBeA. Successivamente, tali dati vennero pubblicati sotto forma di articolo scientifico nel numero speciale del Journal of Raman Spectroscopy dedicato a questo Congresso Internazionale.

I campioni di malta, composti da un doppio strato di intonaco e arriccio, vennero analizzati nel 2009. I risultati mostrarono che, oltre alla presenza dei composti originali degli intonaci come calcite, quarzo e composti pozzolanici (silicati come MgCaSi2O6 diopside e altri composti tipici di rocce vulcaniche) erano presenti diversi composti di deterioramento del gesso, come salnitro (KNO3), mirabilite (Na2SO4.10H2O), epsomite (MgSO4.7H2O) e wedelite (CaC2O4.2H2O). I test di sali solubili applicati a questi campioni rilevarono la presenza di cloruri, solfati e nitrati, confermando le osservazioni fatte in base ai risultati ottenuti con la tecnica di spettroscopia Raman.

I risultati ottenuti dal’analisi delle malte vennero inviati nel giugno 2009 al Congresso internazionale “Historic Mortars HMC2010” (Praga, settembre 2010). Il nostro lavoro venne accettato come comunicazione orale e utilizzato per la realizzazione di un capitolo del libro (pubblicato da RILEM) dedicato al Congresso.

La spiegazione chimica utilizzata per giustificare la presenza dei composti di degrado identificati ci indusse a considerare che gli affreschi e le pareti della casa pompeiana soffrivano l’impatto dell’atmosfera inquinata moderna (l’area metropolitana di Napoli presenta una elevata concentrazione di gas acidi come SOx e NOx). Bisogna comunque sottolineare che è rischioso trarre conclusioni certe dall’analisi di un ristretto numero di campioni. Per questo motivo proponemmo di realizzare una campagna di analisi in-situ con il fine di studiare i materiali della casa Pompeiana grazie all’utilizzo di strumentazioni portatili e non distruttive. Da tale proposta prese vita il progetto APUV.