2014

2014

Nel 2014, il gruppo APUV realizzo la sua quarta spedizione di ricerca pompeiana. In questo caso, grazie alla collaborazione con i ricercatori dell’Università di Valencia, fu possibile realizzare la caratterizzazione degli intonaci e dei pigmenti presenti all’interno della Casa di Arianna (Regio VII, Insula 4). Questa casa è considerata come una delle più antiche e grandi strutture abitative del sito archeologico. La struttura, anche nota con il nome di Casa dei capitelli colorati, conserva al suo interno colonne con resti di pigmentazione policromatica oltre a numerosi affreschi del terzo e quarto stile. Grazie alla strumentazione portatile non invasiva a nostra disposizione, fummo in grado di caratterizzare in situ le principali trasformazioni chimiche relazionate con la trasformazione e il degrado di alcuni dei pigmenti originali. Inoltre, identificammo la composizione molecolare ed elementare dei diversi tipi di malte presenti all’interno della casa. Una volta caratterizzate le principali forme di degrado, combinammo i dati a nostra disposizione con quelli del monitoraggio climatico realizzato dai ricercatori dell’Università di Valencia. Un’altra parte importante della campagna di ricerca del 2014 corrisponde alla caratterizzazione dei pigmenti presenti nelle famose colonne che danno il nome alla casa (situate nel peristilio principale dell’edificio). Inoltre, risultati molto interessanti  vennero ottenuti durante l’analisi della cantina della casa, nella quale si conserva una inedita pittura murale con evidenti problemi di colonizzazione biologica.

Durante questa campagna, il capo del Laboratorio di Ricerca Applicata di Pompei e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei Ercolano e Stabia si interessarono particolarmente al nostro lavoro e alla strumentazione a nostra disposizione. Per questo motivo, fummo invitati a visitare il laboratorio di ricerca applicata. Durante la nostra visita al laboratorio, abbiamo avuto la fortuna di osservare la vasta collezione di pigmenti originali (organici ed inorganici) in esso custoditi. Questi pigmenti vennero recuperati durante i primi scavi archeologici realizzati a Pompei e, da allora, si conservano in perfette condizioni. Una volta lì, abbiamo anche avuto modo di condurre studi preliminari di alcuni dei reperti in questione con la strumentazione portatile e non distruttiva a nostra disposizione.

Grazie a questo primo incontro e al cordiale rapporto instaurato con i ricercatori e i funzionari del sito archeologico, fu possibile intavolare una proficua relazione con la Soprintendenza Speciale Per i Beni Archeologici di Pompei Ercolano e Stabia e con il Laboratorio di Ricerca Applicata Pompei.